Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

News

Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

Ministero dell’Interno: “Bombe inesplose, il sottosuolo del nostro paese è ancora in guerra…”

Categories: Bonifica perché

Esercito ItalianoMarina Militare

FrosinoneRomaRietiLatina

Viterbo

di Daniele Camilli

“Il sottosuolo del nostro paese è ‘ancora in guerra”. 22 milioni gli ordigni bonificati in Italia tra il 2017 e il 2022, 25 mila le bombe inesplose ancora da ritrovare”. Sono i dati del ministero dell’Interno e dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (Anvcg) in merito ai residuati bellici e le bombe ancora presenti su tutto il territorio nazionale. Residuati e bombe, in particolar modo della seconda guerra mondiale, che uccidono ancora, a distanza di 80 anni dalla fine del conflitto. Solo nel 2023, sempre secondo i dati dell’Anvcg, le vittime sono state 5, tra loro anche un bambino di soli 10 anni. Diversi i feriti. Pochi giorni fa il ritrovamento di una Blockbuster bomb di circa 2 mila chili in via De Gasperi a Viterbo durante i lavori per la costruzione di un complesso immobiliare. “Tra il 2017 e il 2022 – spiega l’Anvcg – sono 13 mila interventi e 22 milioni gli ordigni bonificati”. “Il sottosuolo del nostro paese – spiega un documento del ministero dell’Interno – metaforicamente parlando, è ‘ancora in guerra’. Gli artificieri, sub specie quelli del Genio Civile e quelli di altre forze militari, compiono ogni anno circa 3000 interventi, con una media di oltre 8 al giorno, per disinnescare i residuati esplosivi dei passati conflitti armati che hanno coinvolto il nostro territorio”. Ad oggi – prosegue il documento del Viminale – non ci sono solo bombe della seconda o addirittura della prima guerra mondiale, come bombe d’aereo anche di grandi dimensioni, ma innumerevoli sono anche piccoli residuati abbandonati da sconosciuti: frequente è infatti il rinvenimento di bombe a mano, granate di artiglieria e cartucciame vario, sicuramente dal potenziale esplosivo minore rispetto ad una bomba d’aereo, ma non meno letale”. “Si tratta – spiega il ministero dell’Interno in un documento dedicato all’accesso alla qualifica iniziale della carriera prefettizia – di residuati bellici che ancor oggi rischiano di esplodere e provocare feriti o vittime in un paese che, di siffatta produzione, ha fatto in passato un fiore all’occhiello della sua produzione industriale, ma che, ad oggi, non appare fra quelli più esposti al pericolo mine. Le aree dove è maggiore la probabilità di imbattersi in un ordigno non sono solo quelle dove si sono combattute le offensive più significative (per esempio la costa siciliana, la costa di Salerno, Cassino, Anzio, la linea gotica) ma anche le città, i porti, le stazioni, i depositi e i ponti ferroviari, le grandi arterie stradali e ferroviarie, specie quelle utilizzate dalle colonne tedesche in ritirata dopo l’8 settembre 1943”. I dati ufficiali delle forze Alleate, declassificati solo in anni recenti, dichiarano che tra il 1940 e il 1945, sono state sganciate sull’Italia da Raf e Usaaf 378.891 tonnellate di ordigni, pari al 13,7% del totale sganciato sull’Europa, corrispondenti secondo alcune stime a circa un milione di bombe. “I ritrovamenti che nel corso degli anni si sono verificati su precise e non casuali porzioni del territorio della penisola – prosegue il documento del ministero – testimoniano che molti di quegli ordigni non deflagrarono completamente ed una frazione consistente degli stessi che secondo una stima sarebbe pari al 10%, non esplose del tutto. Nella migliore delle ipotesi, dunque, almeno una bomba su quattro è ancora da recuperare; si tratterebbe di 25 mila ordigni sul territorio nazionale. Le bombe che in particolare il sottosuolo custodisce, rimaste inesplose per decine e decine di anni, sono in prevalentemente quelle di aereo, che per peso e per configurazione raggiungono, nei terreni non rocciosi, profondità anche oltre i 5-8 metri. Questi ordigni in letargo, restano attivi, ma non costituiscono di fatto un pericolo diretto se non vengono smossi o toccati”.

Foto-Fonte: https://www.tusciaweb.eu/2024/05/ministero-dellinterno-bombe-inesplose-sottosuolo-del-nostro-paese-ancora-guerra/

EDUCAZIONE AL RISCHIO

E’ bene ricordare a chiunque dovesse imbattersi in oggetti che per forme e dimensione possano richiamare un ordigno esplosivo o parti di esso, che questi manufatti possono essere molto pericolosi e pertanto non devono essere toccati o manomessi in alcun modo, ma ne va denunciato immediatamente il ritrovamento, così da consentire l’intervento dei militari dell’Esercito al fine di ripristinare le condizioni di sicurezza del nostro territorio.

È importante ricordare che, in casi analoghi, è fondamentale evitare di avvicinarsi a congegni esplosivi per la loro potenziale pericolosità e informare immediatamente le Forze di Polizia

Valle d’AostaPiemonteLiguriaLombardiaTrentino-Alto AdigeVeneto,

Friuli-Venezia GiuliaEmiliaRomagnaToscanaUmbriaMarcheLazioAbruzzo,

MoliseCampaniaPugliaBasilicataCalabriaSiciliaSardegna

Egregi Editori, il portale biografia di una bomba è orientato ad evidenziare i pericoli causati da residuati bellici, ma l’aspetto più importate consiste nel non avere fini di lucro ma solo quello di diffondere la consapevolezza del rischio dei residuati bellici. Chiediamo scusa se preleviamo le foto dei vostri articoli, ma ci servono per contestualizzare le modalità del rinvenimento. Citeremo sempre fonte e autore della foto. Sicuri di una vostra comprensione vi ringraziamo in anticipo

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn