Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

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Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

Reggio Emilia, ordigni bellici inesplosi. “Ce ne sono duemila dormienti”

Categories: Bonifica perché

di Massimo Tassi

Reggio Emilia, 30 gennaio 2017 – L’esistenza di un dedalo sotterraneo di rifugi, che durante la guerra ha permesso alla popolazione di trovare riparo dai bombardamenti, è stata rivelata nei giorni scorsi dal Carlino. Gli ordigni hanno provocato centinaia di vittime. E l’esplosione di alcuni di essi a conflitto terminato, ha causato altri lutti. Il libro “22mila bombe su Reggio” (Diabasis), scritto da Michele Becchi e Amos Conti, ricostruisce con dovizia di particolari la tragica pagina dei bombardamenti sul nostro territorio. E sembra porre un’inquietante ipotesi: tra le migliaia di ordigni sganciati, molti non sarebbero stati ancora individuati o recuperati.

Michele Becchi, nel libro si dice che “il sottosuolo reggiano con molta probabilità custodisce ancora un numero imprecisato di bombe d’aereo”.

«Nell’immediatezza della guerra si fecero bonifiche affrettate e superficiali, rimuovendo gli ordigni in vista e quelli che si potevano rintracciare grazie alle buche lasciate dalla penetrazione nel terreno, oppure che erano a profondità raggiungibili».

E le altre bombe?

«Quelle irraggiungibili o dimenticate sono state lasciate dove si trovavano. Le bonifiche effettuate nel dopoguerra hanno tolto di mezzo solo una parte degli ordigni».

Com’è potuto accadere?

«Con gli strumenti di allora è stato possibile verificare sino a una profondità di circa 30 centimetri. Lo dimostra anche il fatto che negli anni successivi ci sono stati ritrovamenti nel corso di lavori. L’ultimo è di qualche anno fa, quando nei pressi delle ex Reggiane sono stati trovati ordigni inesplosi da 250 chili».

Bombe su Reggio: di quale tipo?

«Si va dai piccoli spezzoni incendiari inglesi da 5 chili, a quelli dirompenti americani da 10 chili, lanciati a decine di migliaia nel ‘44 in due incursioni. Ci sono le bombe dirompenti da 100, 200, 1000 e 2000 libbre, usate sia nel grande bombardamento dell’8 gennaio ‘44, che nel corso di centinaia d’incursioni su tutto il territorio. Poi la bomba detta ‘blockbuster’, ‘spiana-isolati’, un ordigno di 1800 chili utilizzato dagli inglesi nell’incursione notturna del 7 gennaio 1944».

E ce ne sarebbero ancora?

«Un esempio. Dai documenti ufficiali si sa che gli aerei inglesi sganciarono tre di questi ordigni sulle Reggiane, ma nelle foto successive si riconoscono solo due grandi crateri».

E’ possibile azzardare una percentuale di bombe inesplose o dimenticate?

«Sulla base dei circa 22mila ordigni lanciati, possiamo ipotizzare che almeno 2mila dormano da qualche parte, in attesa di essere recuperati. Del resto sul territorio nazionale ancora oggi gli artificieri effettuano circa 3mila interventi all’anno».

Le Officine Reggiane sono state il bersaglio principale. Quali altri obiettivi?

«La linea ferroviaria Milano-Bologna, la Montecatini di Villa Ospizio, la Siai di via Fogliani che produceva olio lubrificante. Tutti i ponti stradali e ferroviari, l’area di parco Ottavi e villa Terrachini, sede di comando tedesco e deposito di materiali mimetizzati nella vegetazione».

Dove potrebbero esserci bombe inesplose?

«Nelle aree oggetto di attacchi».

Chi abita in queste zone, può dormire sonni tranquilli?

«Se non disturbati, generalmente gli ordigni sepolti continuano a dormire. Generalmente. C’è il caso di Ostiglia, dove nel maggio 2003 è esplosa una bomba sepolta in profondità, lanciata nel ‘45. Si è aperta una voragine, diverse case sono state lesionate, per fortuna non ci sono state vittime».

E’ sicuro che non sia inutile allarmismo?

«Lo scorso Natale, ad Augusta, in Baviera, 50mila persone sono state evacuate dal centro per il disinnesco di una block-buster inglese da 1800 chili, come quelle lanciate su Reggio. E la storia sottolinea come l’Emilia sia stata un campo di battaglia, con oltre 10mila ordigni rinvenuti. Lo aveva ben presente il legislatore, quando ha imposto ‘la valutazione del rischio inerente la presenza di ordigni bellici inesplosi riferita alle attività di scavo, di qualsiasi profondità e tipologia’ ».

Quali documenti tramandano il lancio delle bombe?

«Come prima cosa, i materiali di fonte alleata, oggi facilmente reperibili negli archivi. In caso di lavori, il legislatore ha poi indicato come necessarie varie cose per la stesura dei piani di sicurezza e coordinamento, tra cui analisi storiografica, fonti degli archivi di Stato, fonti bibliografiche locali, elementi come la vicinanza a linee ferroviarie, ponti, porti o comunque infrastrutture strategiche durante la guerra, analisi strumentali, che oggi sono molto più efficaci rispetto al passato».

Foto: Archivio

Fonte: http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cronaca/ordigni-bellici-1.2856349

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