Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

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Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

Bombe su Palermo, ecco perché gli alleati colpivano la montagna

Categories: Bonifica perché

 di Giampiero Cannella
La notizia di cronaca, di giovedì 30, del ritrovamento della bomba
della II Guerra Mondiale su Monte Pellegrino riporta le lancette della
storia alla primavera del 1943. Quel periodo segnò l’inizio della fase
preparatoria per lo sbarco anglo-americano in Sicilia del luglio
successivo. Per questo motivo, sulle città dell’Isola si intensificarono
i raid aerei con bombardamenti sempre più devastanti. Ma perché una bomba proprio sul monte che sovrasta Palermo,
apparentemente distante da obiettivi militari? La risposta sta tutta
nelle vicende che riguardano la difesa contraerea della nostra città.
Una storia conosciuta da pochi, ancora tutta da scrivere, ma che
appartiene alla memoria cittadina ed è tutt’ora presente con
testimonianze, anche architettoniche, insospettabili. Subito dopo l’inizio della guerra, il governo italiano comprese che
la minaccia sui cieli della Sicilia era difficile da contrastare con le
sole forze nazionali. Per questo motivo, Mussolini chiese all’alleato
tedesco l’invio di un contingente della Luftwaffe che potesse affiancare
i militi della M.a.c.a. (Milizia artiglieria contro aerei) nella difesa
delle città e degli obiettivi isolani. Ed è per questo che all’inizio
del ’41 giunsero dalla Germania avieri e piloti del X Fliegerkorps (in
Italia denominato X Cat, Corpo aereo tedesco) con il loro corredo di
aerei da caccia e artiglieria. Il quartier generale del corpo di spedizione si stabilì all’Hotel San
Domenico di Taormina, a Palermo il comando dell’antiaerea si installò
al Castello Utveggio, da dove il maggiore Mayer coordinò indisturbato le
azioni fino al ’43. Scriviamo “indisturbato” perché il castello godeva
di una particolarità che lo rendeva inattaccabile dall’aria. A causa di
una fortuita convergenza di fattori, infatti, alcune correnti
ascensionali impedivano ai bombardieri nemici di prendere la mira e
picchiare sull’obiettivo. La scelta obbligata dei piloti era quindi
quella di sprecare bombe lanciandole da altezze impossibili oppure
rischiare di schiantarsi. I tedeschi, dal canto loro,  piazzarono da subito uno strumento fino
ad allora a noi sconosciuto, il radar. Uno, di tipo Freya, fu installato
su Monte Gallo, sopra Mondello, l’altro di tipo Wurzburg, fu piazzato
alle falde di Monte Pellegrino (dietro villa Belmonte). La Conca d’Oro e
i rilevi che cingono Palermo ospitarono a quel punto un gran numero di
postazioni per cannoni e mitragliere in larga parte ancora esistenti. La posizione dell’artiglieria era coerente con la rotta degli aerei
britannici e statunitensi, che in genere arrivavano dalle basi africane,
sorvolavano Trapani, doppiavano Capo Gallo e al largo del Golfo di
Palermo invertivano la rotta e solcavano il cielo cittadino scaricando
le loro bombe sul centro abitato. E così è ancora possibile vedere le
piazzole circolari che ospitavano i pezzi da 76/40 della milizia, su
Pizzo Manolfo, sopra Sferracavallo, su Monte Pellegrino (nel pianoro tra
il Santuario e il belvedere), e su Pizzo Volo dell’Aquila (sopra il
cimitero dei Rotoli). Ancora esistenti la casermetta e le postazioni a
Cozzo di Lupo (sopra Bellolampo), a Portella Sant’Anna (tra San Martino e
Monte Cuccio) e su Monte Santa Caterina (sopra Gibilrossa). Ormai
ridotte in macerie o inglobate in altre strutture le piazzole site
vicino la sorgente della Favara (tra Villabate e Ciaculli), quelle su
Monte Pellegrino che sorgevano sulla cresta dove ora campeggiano le
antenne e quelle di Mongerbino. In città altre postazioni, non più
esistenti, erano state costruite dentro il porto, a Sant’Erasmo e
all’Addaura (queste ultime anche in funzione anti-nave tutt’ora
visibili). Gli artiglieri della Luftwaffe, invece, operavano soprattutto
nella periferia palermitana. La Piana dei Colli, Boccadifalco (dove
erano stanziati i Messerschmitt tedeschi), la zona di Pagliarelli, il
piano dove oggi sorge il quartiere dello Sperone, l’area intorno a via
Marchese di Villabianca, detta il Piano della Balata, erano costellata
di piazzole che ospitavano i celebri 88 germanici. Una curiosità riguarda due edifici storici: sul pilone destro di
Porta Felice era piazzata una mitragliera da venti millimetri, distrutta
insieme al pilone da una bomba Alleata, così come sulla torre circolare
della Tonnara Bordonaro all’Arenella, sono ancora visibili i bulloni
che tenevano fissata a terra un’arma analoga. La bomba ritrovata giovedì, quindi, ha una sua logica. Era
probabilmente destinata al maggiore Mayer oppure ai militi delle Camicie
nere impegnati nelle postazioni della contraerea. Rileggere la storia
terribile e al tempo stesso suggestiva di quegli anni può essere un modo
per scoprire una Palermo finora obliata, e, con un po’ di buona
volontà, anche uno spunto per fare una sana passeggiata in montagna alla
ricerca delle tante piazzole superstiti.
fonte:
http://www.ilsitodipalermo.it/content/257-bombe-su-palermo-ecco-perch%C3%A9-gli-alleati-colpivano-la-montagna

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