Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

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Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

Un cannone per due e la spoletta esplode

Categories: Editoriali

La notizia appare tanto terribile, quanto assurda. Si, assurda vista l’età dei protagonisti, 54 anni il primo, 53 il secondo. È il Giornale di  Vicenza a raccontare l’episodio accaduto a Santomio, località della provincia vicentina. Un gruppo di persone sono impegnate ad allestire un presepe vivente e fin qui nulla di strano. Due amici decidono, non è chiaro se autonomamente o comandati, d’inserire nel presepe vivente un finto cannone da guerra. A questo punto della vicenda i conti già non tornano più. Un cannone da guerra in un presepe Vivente ? Volevano idealmente sparare ai Re Magi ? Fare stragi di pastori e pecorelle ? Minacciare i visitatori? Sia come sia il cannone s’ha da fare. E probabilmente i due il cannone lo fanno pure pesante, infatti i la coppia di amici decide d’abbinare al finto strumento d’antiche battaglie un’autentica spoletta da bomba da mortaio, rinvenuta a dire della fonte sull’Altopiano d’Asiago.  A questo punto la storia s’intriga. Il 54/enne, stabilisce di fondere l’artifizio bellico per mezzo della fiamma ossidrica. Ovviamente il lettore comprende sempre meno. Delle due una: o l’uomo non era al corrente d’infiammare un residuato bellico o non era informato che ogni spoletta è collegata ad piccolo detonatore carico d’esplosivo. In ogni caso, la fiamma ossidrica provoca l’esplosione della spoletta. L’uomo subisce gravi e devastanti danni ad una gamba, infatti rischierebbe, sempre a dire della fonte l’amputazione dell’arto. L’incauto è ricoverato all’ospedale di Santorso. Sulla vicenda è aperta un’indagine. Giovanni Lafirenze

Foto: ilgiornaledivicenza.it

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