Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

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Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

Il geniere: “ETTORE ROSSO”

Categories: Editoriali

L’orizzonte filtra le dolci luci delle stelle. E’ quasi mezzanotte. Il geniere Ettore Rosso, con l’aiuto d’alcuni uomini ha appena terminato la posa di numerose mine in località Osteria del Fosso. In pratica un campo minato di “sbarramento”, ma le missioni non sono ancora compiute. Con propri mezzi devono giungere a Monterosi ed approntare un altro campo minato. È strana, difficile, la quotidianità in guerra. E’ quasi l’alba e il gruppo a seguito del tenente, viaggia su due mezzi, di cui uno è colmo di mine anticarro ed antiuomo. Ottengono il territorio di Monterosi, individuano il sito dove posare le mine, ma un motociclista in fuga avverte loro, che una colonna motorizzata tedesca è in arrivo da Ronciglione. È un attimo per Ettore capire che non ha molto tempo. Scruta i suoi compagni. Li nota sorridenti e fieri. Il gruppo lo ricambia e senza proferire parola, sanno già esattamente cosa fare. Il coraggio dei valorosi li aiuta a sistemare i due camion, in maniera da creare un pesante impedimento per la Colonna militare tedesca. “Attenzione non dimenticate che uno è colmo di mine”. Le truppe germaniche in pochi minuti sono sul posto. Il comandante intuisce in fretta il pericolo e perentoriamente ordina al gruppo militare italiano, di sgombrare, via di comunicazione e campo minato in un tempo massimo di 15 minuti. Ma Ettore e i suoi ragazzi non ascoltano, hanno altre faccende da portare a termine. Incuranti delle armi, continuano nella posa delle mine. Tutto ciò irrita il Comandante tedesco che ordina ai suoi uomini di bloccare i militari italiani. Ma non è possibile, Ettore è armato con bombe a mano che costituiscono un bel deterrente per i germanici. Il gruppo del tenente, decide d’abbandonare le proprie vite, per ciò giunti a pochi metri dal nemico lanciano i propri ordigni, sul camion carico di mine.

La cornice dei sogni conduce le mie immaginazioni al fianco del gruppo italiano:

“I tedeschi si avvicinano ad Ettore, Angelo, Pietro, Gino, Gelindo e, Augusto. Vedo il repentino slancio delle loro braccia, le mani aprirsi e le bombe volare alte verso il camion. Fisso lo sguardo d’Ettore, mentre lui incrocia il mio, pare voglia urlare qualcosa, ma ci ripensa e torna a guardare il volo della sua bomba. Noto, il proprio triste sorriso, forse è indirizzato verso i numerosi commilitoni impegnati a Roma. Le bombe lentamente cominciano a precipitare sui camion. Ho ancora il tempo di chiamare Pietro, ma non risponde, anche lui è occupato a seguire la caduta della propria bomba, la sua mano sinistra stringe la linguetta di sicurezza, dell’ordigno in volo. Angelo è chino, sembra pregare, i suoi occhi appagano le proprie calde lacrime, mentre sogna le mani dei propri figli. Gelindo posa un pietoso sguardo verso i suoi ammutoliti nemici. Augusto è già oltre, cerca l’azzurro del mare ed un orizzonte che non trova, supplica la morte in nome di una nuova libertà. Gino, fissa il prato che lo circonda, è sicuramente impegnato a sciogliere finali pensieri. Vorrei attraversargli la mente e leggere i suoi ultimi rimpianti. Ormai le bombe sono a contatto del camion e il velo infuocato del destino, rovescia ogni vita “.

Una morte che ha unito si! “Vinti e vincitori”, ma che ha saputo capire e riconoscere i grandi uomini come Ettore e i suoi “Amici”.

Giovanni Lafirenze

Foto: unucimonterosi-tusciasud.it

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