Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

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Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

Ex Reggiane, rischio ordigni “a riposo”

Categories: Bonifica perché

di Ambra Prati

REGGIO EMILIA. «Il sottosuolo della provincia reggiana è pieno di ordigni inesplosi, ancor più l’area delle ex Officine Reggiane. La legge impone la bonifica in caso di interventi urbanistici: ma nel caso delle ex Reggiane più che costruire si è demolito, perciò è possibilissimo che le bombe cadute in profondità siano ancora lì». Amos Conti è un esperto di storia bellica locale: nel suo volume “Ventiduemila bombe su Reggio” ha descritto con dovizia di particolari e documenti d’epoca il più grande bombardamento della seconda guerra mondiale sul nostro territorio. Esprime il proprio parere nel giorno in cui la Lega Nord lancia l’allarme sulle bombe inesplose alle Reggiane. Nel suo libro, Conti ha dedicato un intero capitolo agli ordigni inesplosi. «La nostra provincia ne è piena, ce n’è un po’ dappertutto. Ad esempio il 7 luglio 1944 a Cavazzoli, intorno al ponte sul Crostolo caddero bombe a grappolo: circa la metà, affermarono i testimoni, si inabissarono nell’acqua e non furono mai recuperate. Sia durante che dopo il conflitto esisteva un servizio del Genio militare apposito, si chiamava Ufficio recupero ordigni inesplosi, tant’è che nel dopoguerra nella zona dell’aeroporto vennero fatte delle buche dove venivano accumulati ordigni recuperati in tutto il Reggiano. Nel 1947 ancora era frequente saltare in aria». Nel caso delle Reggiane, «sono fondamentali i volumi di Sergio Govi, tecnico dell’azienda, che si è occupato a lungo di quell’area, mappandola, spiegando il lavoro di bonifica che spettava al complesso industriale e le ricerche storiche su quel sito». Subito dopo il ’44, spiega Conti, «compatibilmente con la produzione che continuava, seppur ridotta, si provvide a rimuovere le bombe: quelle superficiali e visibili, perché la procedura di prassi, nel caso le armi si conficcassero in profondità, era di lasciarle riposare, se così si può dire». Vale a dire lasciarle dov’erano. «Per gli interventi urbanistici le norme del regolamento comunale prevedono che si esegua un’indagine preventiva sull’eventuale presenza di ordigni bellici: se si scava nel terreno per costruire un nuovo edificio, devono essere eseguiti dei carotaggi. Ma alle ex Reggiane non è stato fatto nessun intervento urbanistico: la mappa degli edifici è rimasta uguale e non mi risulta nessuna bonifica. Questo spiega perché, anche dieci anni fa, quando è stato aperto un cantiere sotto il cavalcavia sulla ferrovia vicino alle ex Reggiane, sono stati scoperti e rimossi diversi ordigni, con una maxi operazione e misure di sicurezza che hanno paralizzato quella parte della città». Ma gli ordigni bellici inesplosi costituiscono un pericolo ancor oggi? «Sono un pericolo se vengono urtati con strumenti metallici come una ruspa: allora la bomba può innescarsi. In Francia, dove la bonifica fu insufficiente, succede ancora che la cronaca dia conto di vittime ignare». Fonte: http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2016/12/17/news/ex-reggiane-rischio-ordigni-a-riposo-1.14586300

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Foto: Archivio biografiadiunabomba (lavoro svolto tra Reggiane, Stazione ferroviaria e cavalcavia)

 

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