Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

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Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

È domenica mattina a Tawilah

Categories: Editoriali

Gli incidenti da Uxo aumentano sempre più, le vittime quasi sempre giovani, giovanissime o bambini. In Darfur (Sudan) a Tawilah è domenica mattina, tre adolescenti si incontrano per recarsi in campagna: una passeggiata? Per lavoro? Chissà. Ayman Ibrahim, 12 anni, Babikir Juma Hamed 10, Yousef Adam il più grande 14 anni. La fonte, Radio Dabanga, riferisce che i tre amici trovano tra terra e piccola vegetazione un residuato bellico inesploso. Juma Hamed il piccolo, è curioso, la bomba inspiegabilmente attrae la sua attenzione si china, la raccoglie, smuove l’ordigno lo strige tra le mani, osserva con grande attenzione l’oggetto esplodente. Lo sguardo di Yousef trasmette ansia, tuttavia riceve l’ordigno da Juma. Yousef Maneggia, l’ordigno, i suoi amici sorridono, lui ha paura, Yousef ricorda un conoscente di famiglia ucciso da una mina. Yousef, trema, suda, la mente dal passato invia immagini, angosce, reali ed irreali quando nel gennaio del 2016 il “caos” avvolse la sua città: da Tabari, Fanga, Rufata, Kargo, i residenti fuggivano dalle fiamme dei bombardamenti. Yousef socchiude gli occhi, il viso è bagnato da una lacrima, tra le mani stringe la bomba, si inginocchia, stupiti i suoi amici si avvicinano.  Ayman accarezza il suo amico, con delicatezza sfila l’ordigno dalle mani di Yousef. Ayman decide di scagliare l’ordigno il più lontano possibile, compie due, tre passi, ma la bomba esplode tra le mani di Ayman. A Tawilah, è domenica, non si festeggia nulla e nulla può essere festeggiato. G.L.

Foto: dabangasudan.org

It’s Sunday morning in Tawila

The UXO incidents are increasing more and more, the victims are almost always young people, kids or children. In Darfur (Sudan), in Tawila it is sundey morning, three adolescents meet in order to go to the countryside: maybe simply for a walk? O for work? Who knows. Ayman Ibrahim, 12 years old, Babikir Juma Hamed 10, Yousef Adam the biggest, 14 years old. The source, Radio Dabanga, reports that they found an unexploded device on the ground. Juma Hamed, the little one, is curious, the bomb attracts his attention, he bends down, takes it, keeps it in his tiny hands watching the strange object. Yousef’s gaze transmits anxiety, anyway he touches the object as well. He handles is, his friends smile, but he is scared because he remembers an acquaintance who was killed by a mine. Yousef trembles, starts sweating, his mind is sending images, real and unreal anguish, from his past, Jenuary 2016 when the chaos enveloped his town: from Tabari, Fanga, Rufata to Kargo, the inhabitants run away from the flames. Yousef squints his eyes, his face is lined by a tear, he is still holding the bomb, he kneels, his friends get close to him. Ayman caresses his friend, whit delicacy he pulls out the object from Yousef’s hands. Ayman decides to throw it as far away as possible. He makes a step, two steps, three steps, but the bomb explodes in his hands. In Tawilah it is Sunday, but  nobody can celebrate anything and anyone. S.J.A.L.

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