Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

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Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

Chi dovrebbe valutare se eseguire un lavoro di Bonifica bellica sistematica?

Categories: Bonifica perché,Editoriali

In Italia il problema dei residuati bellici investe tutto il paese è non è possibile effettuare nessuna ricerca storica che sia in grado di estromettere da questo pericolo nessuna località del Nord, del Centro o del Sud. Le due guerre mondiali hanno trasformato il nostro Bel Paese in una discarica bellica terreste e marina. Infatti la Marina Militare annualmente elimina circa 70.000 ordigni inesplosi affondati nei mari, laghi e fiumi. A questi numeri dovremmo aggiungere gli ordigni lavorati dai Reparti Genio dell’Esercito che sicuramente lavorando in terra ferma, quindi con minori avversità dovute all’ambiente marino, dovrebbero confermare la rimozione dei 60.000 ordigni all’anno. Scritto questo possiamo anche sottostimare il numero di ordigni e scendere a un totale di 100.000 ordigni tra Esercito e Marina. A questo punto è doveroso esporre un dato: il 19 giugno del 2020, il 2° Reggimento Genio Guastatori di Trento e il Nucleo SDAI Ancona della Marina Militare dal Lago di Varna (Bolzano) in una operazione congiunta rimuovono 6.064 bombe da fucile austriache della prima guerra mondiale e a questo numero dobbiamo aggiungere i 54.000 ordigni inesplosi eliminati nelle bonifiche precedenti iniziate nel 2017. Numeri questi, dovrebbero preoccupare chi in Italia a tutti i livelli, si occupa di garantire sicurezza a lavoratori e residenti. Infatti una bonifica non eseguita crea gravi problemi come quelli sofferti dalla città di Bolzano: nel Cantiere del Walterpark gli escavatoristi in 14 mesi smuovono tre bombe d’aereo che mettono in grave pericolo sia i lavoratori quanto inconsapevoli residenti (termine emergenza 17 gennaio 2021). Stessa sorte, vale a dire una bonifica non eseguita, è pagata dalla Città di Verona, durante lavori di scavi effettuati in via città di Nimes (febbraio 2021). Questi due esempi dimostrano quanto sia necessario prima di movimentare terra, prevedere e chiedere, supporto e prescrizioni ai due Uffici BCM dei Reparti Infrastrutture di Padova e Napoli, quindi a seguire le prestazioni delle ditte BCM. Queste ultime, cariche della loro professionalità sono in grado di moderare le “crisi” dovute ai rinvenimenti di ogni ordigno bellico di vario peso e calibro. Ordigni tra l’altro pericolosissimi, l’11 marzo a Postumia (Slovenia e a 44 Km da Trieste), un 74-enne è ucciso dall’esplosione di un residuato bellico. Il 6 marzo si riceve la conferma che durante lavori di scavi effettuati in via Ferrarin a Miramare (Rimini), gli operai smuovono una bomba incendiaria che inizia subito a emettere fumi “molto” tossici. Anche in questo caso a pagare il conto sono stati come sempre lavoratori e ignari residenti. Il 26 febbraio in spiaggia a Milano Marittima un 14-enne pensa di raccogliere un sasso colorato, ma solleva un pezzo di fosforo proveniente da un residuato bellico e subisce ustioni. Ma i residuati bellici in mare non rappresentano solo un pericolo per lavoratori e turisti, in realtà le bombe affondate durante le guerre costituiscono un vero deposito bellico a disposizione di tutti: terroristi, malavita (Capaci), ma anche pescatori di frodo o semplici cittadini incauti. A confermare tutto ciò è la notizia del 19 marzo: Vigili del Fuoco e artificieri della Polizia di Stato da un villino di Fiumicino rimuovono esplosivo ricavato dai residuati bellici rinvenuti in mare dall’ex proprietario dell’immobile. Colgo queste brutte notizie per ricordare il rinvenimento del 17 febbraio: in un lido della zona 120 di Riccione un bagnino tra la sabbia trova una bomba a mano risalente alla seconda guerra mondiale, probabilmente spiaggiata dalla marea. Stesso giorno un secondo ordigno è spiaggiato dalla marea a Poveromo (Massa). Qualche giorno prima era stata trovata una bomba in spiaggia a Cecina (Livorno). E non serve credere, pensare, illudersi che le spiagge siano state già bonificate nel corso del secondo dopoguerra, perché le mareggiate continuano e continueranno a riportare a riva ordigni inesplosi. E questo ben lo sanno i colleghi francesi che ogni anno durante i mesi primaverili riprendono a bonificare tutte le spiagge della Normandia, dell’Alta Francia o della Bretagna. Naturalmente i casi delle bombe emerse chiamano in causa i littorali bassi e sabbiosi, nel caso di scogliere e fondali profondi le bombe spinte dalle correnti si fermeranno a pochi metri dalla riva e bloccate da qualche masso. Ed è per queste ragioni che a ogni burrasca tutte le Capitanerie di Porto del Regno Unito emanano ordinanze che mettono in guardia residenti e chi frequenta le spiagge di prestare la massima attenzione sulla possibilità di trovare ordigni bellici. Le notizie di cronaca citate non rappresentano casi isolati perché ogni anno su tutte le spiagge italiane, sabbiose e no, villeggianti, sub, bagnini e altri lavoranti trovano ordigni bellici inesplosi. In Italia, ma non solo in Italia, comprendiamo il pericolo dei residuati bellici solo durante gli incendi boschivi, quando il calore delle fiamme provoca l’esplosione dei residuati bellici interrati, conficcati nei tronchi o tra le radici degli alberi. A questo proposito aggiungo la testimonianza di un coltivatore di Ripalta (Pesaro-Urbino) che il 10 marzo mentre infila la mano in una cavità di un gelso secolare, trova un proiettile d’artiglieria in seguito rimosso dal Reggimento Genio Ferrovieri di Castel Maggiore. Attenzione! E non sempre c’è il lieto fine nel maneggiare un residuato. Il 16 marzo un 31-enne di Roure (Torino) è gravemente ferito all’occhio dall’esplosione di residuato bellico trovato per caso nei pressi della sua abitazione. Altra situazione di pericolo, ma che inquadra l’attuale ed elevata concentrazione di bombe presenti nel territorio italiano è messo in rilievo dalla notizia del 6 febbraio, quando a Vicchio (Firenze) una frana porta con se tre bombe d’aereo risalenti alla seconda guerra mondiale. Il 20 gennaio a Ravenna un contadino mentre ara il terreno trova una bomba da 50 Kg. I residuati bellici possono creare problemi a cacciatori, escursionisti, raccoglitori di funghi, asparagi o di altre prelibatezze boschive. Per esempio il 24 dicembre del 2020 il bimbo di 9 anni a passeggio con i genitori a San Martino Spino in un vecchio fosso, trova 10 granate inesplose. Le vicende di Bolzano e Verona ci ricordano che tra il 1940 e 1945 sull’Italia sono state sganciate bombe d’aereo di ogni tipo e peso. Quindi 5 anni di incursioni aeree senza sosta. Alle bombe aeree dobbiamo aggiungere le numerose battaglie terresti che partono con lo sbarco in Sicilia, quindi Salerno, Taranto, Anzio-Nettuno e terminane con la riconquista delle città del nord. Questi ordigni sparati da cannoni-obici-mortai, nel momento in cui e per diverse ragioni non “esplodevano”, s’interravano in base al calibro della bomba a diverse Profondità: un 75 mm anche a un metro, un 149 mm penetrava anche a meno due metri. Una bomba d’aereo dai 3 ai 7 metri. E a proposito di bombe d’aereo devo aggiungere che questi ordigni (come altri) possono celarsi anche sotto 2, 3 o più metri di materiali riportati. A tutto ciò dobbiamo aggiungere gli ordigni sepolti dai soldati in ritirata o dalle numerose brigate partigiane. E tutto questo non è assolutamente prevedibile da nessuna frettolosa ricerca storica effettuata nel giro di qualche mese. Se in un’area campestre c’è o non c’è l’ordigno lo può stabilire solo il lavoro dei rastrellatori BCM. Infatti la bonifica bellica preventiva o sistematica per mezzo della competenza è in grado di mettere in sicurezza i siti destinati a piccole o grandi opere, quindi a lavoratori e residenti. In questi primi mesi del 2021, i residuati bellici, sono apparsi in grande quantità in quasi tutte le regioni italiane: Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Trentino Alto Adige, Sardegna, le restanti Regioni: Valle d’Aosta, Molise e Basilicata ci sono stati rinvenimenti nei mesi precedenti. Tutto ciò, ripeto, per ragioni di sicurezza è indispensabile prima di muovere terreno, sabbia e altri materiali di riporto richiedere ai due Uffici BCM di Napoli e Padova o GENIODIFE la lista delle ditte BCM omologate a eseguire prestazioni rivolte alla sicurezza della committente: chi movimenta terra, chi opera nel cantiere, ai residenti (non è un caso se durante le operazioni complesse dell’Esercito la Prefettura allontana i residenti) e a tutte le filiere “istituzionali” che appunto gestiscono la sicurezza dei cittadini.

Giovanni Lafirenze

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