Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

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Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

Aldo Alfani: “Ecco chi ha lasciato quei 21 ordigni bellici lungo via Borromeo”

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Firenze-San Casciano

di Antonio Taddei

SAN CASCIANO – Tra le tante domande su chi e come possa aver lasciato quei 21 proiettili di artiglieria di grosso calibro di manifattura tedesca, rinvenuti a distanza di 75 anni dalla liberazione di San Casciano, sono stati in tanti a chiederselo. E la risposta l’ha fornita un signore in mezzo a quel gruppetto di sfollati e curiosi che seguivano gli artificieri in via Borromeo, fra mercoledì 11 e giovedì 12 dicembre. Si chiama Aldo Alfani: oggi 85enne, con tutta la curiosità di un bambino, all’epoca di 10 anni, riuscì a scampare all’orrore della guerra. Aldo lei può svelarci il perché in quel punto ci sono così tante bombe inesplose? “La mattina del 27 luglio di 75 anni fa, alle 7, andai a incontrare ai Macelli (oggi piazza Matteotti) i soldati neozelandesi. Insieme con me c’era Mariano Franchi, il babbo di “Foscolino”. Entrammo a San Casciano accompagnati da due soldati neozelandesi, perché gli raccontammo che un tedesco appostato in via della Volta, la strada parallela al palazzo comunale, ci aveva sparato”.

E c’era ancora?

“Nel frattempo, probabilmente vista l’avanzata degli Alleati, il tedesco scappò. Così, dopo avere attraversato viale Corsini, arrivammo al Comune dove c’erano solo macerie. E, sempre insieme ai due neozelandesi, prendemmo via Borgo Sarchiani per recarci a casa mia, alle Casacce. Una volta lì gli offrimmo da bere, ma nel frattempo si sentirono ancora delle cannonate: così i due militari raggiunsero i loro commilitoni, mentre il mio babbo, che era con Mariano Bianchi e altre persone nascosti in un rifugio, tornò a casa specificando che era più sicuro raggiungere le cantine di Villa Borromeo”.

E così lei andò con il babbo al Borromeo?

“Aspettai la mia mamma, che però mi disse di avviarmi in quanto avrebbe preso in casa un po’ di vestiti e ci avrebbe raggiunto. La strada per arrivare alla Villa era breve, presi giù per il campo e quando arrivai all’altezza di dove ora sono a scavare, vidi che c’era una grande buca e, da un lato, il muro era franato”.

Questa grande buca era stata causata dallo scoppio di una bomba?

“No, era stata fatta dai soldati tedeschi per interrompere la strada, ed era piena di mine. Al momento in cui gli alleati fossero passati da lì per entrare a San Casciano, sarebbero saltati in aria. Tra l’altro mi successe un episodio in cui quasi per miracolo non rimasi cieco: alla vista di quella buca con le mine tornai indietro e, poco distante, ai piedi di un ulivo trovai una scatolina di legno, sembrava un giocattolo. Non sapevo di cosa si trattasse e incuriosito cercai di aprirla quando improvvisamente esplose! Mi si sfarinò tutto in faccia e diventai tutto giallo. Mi rimase solo un grande spavento”.

Tornando alla buca in via Borromeo: fu ricoperta?

“Furono i neozelandesi che dopo un po’, con un caterpillar, la riempirono di terra. Lasciando però parte di quelle bombe che oggi sono riemerse come “fantasmi”. Nnei campi adiacenti, che erano della mia famiglia, ne furono levate ben 60 di bombe inesplose. Fino a poco tempo fa questo tratto di via Borromeo era chiamato, non a caso, la mina””.

Ringraziamo Aldo Alfani per la preziosa testimonianza. Fra l’altro, sempre nella stessa zona un altro triste episodio colpì una sancascianese, Emma Taddei. Che nel campo della Costa, mentre stava tagliando l’erba per dare da mangiare ai conigli, inavvertitamente mise un piede su una mina. Fu portata in maniera rocambolesca al Calzaiolo, dove c’era un ospedale da campo americano, e successivamente in un ospedale di Firenze. Purtroppo le fu amputata una gamba. Oggi fa un certo effetto pensare che, in tutti questi anni, nei pressi del ritrovamento sono state costruite case, fognature, interrati cavi, sono passati mezzi di ogni tipo. Ignari che a poco più di 75 centimetri, sotto uno strato d’asfalto, c’era un quantitativo di esplosivo tale da provocare morte e gravi conseguenze.

Foto-Fonte: http://www.gazzettinodelchianti.it/articoli/approfondimenti/26707/notizie-su-san-casciano/ordigni-san-casciano-testimonianza-aldo-alfani.php#.XfR7sOhKjIV

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