Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

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Ognuno recita il proprio ruolo, immerso in quella divina sensazione di devozione allo scopo comune: la realizzazione di un'opera d'arte, che anche la bonifica bellica sa idealizzare.

Afmadù, esplode una mina due ragazzini uccisi, due coetanei gravemente feriti

Categories: Editoriali,ultime

28/05/2016 Somalia, Basso Giuba, Chisimaio, Afmadù

La fonte spiega di quattro ragazzini che trascorrono il proprio tempo dialogando su un tratto di strada che conduce ad un pista di volo. Ragazzini, adolescenti, il più grande un 13enne. I quattro ricordano la guerra vissuta, la città liberata dai gruppi di Al-Shabaab. I ragazzini decidono di rientrare in paese, la strada è infuocata, l’afa non concede tregua, ma tra qualche minuto, raggiunto il villaggio potranno ripararsi dai raggi solari. Lungo il percorso la comitiva dialoga del futuro, dei problemi famigliari, e perché no, di qualche ragazzina. Ridono, magari si spintonano, giocano come se fossero dei bimbi. Uno dei quattro, il più grande, forse il più piccolo o magari uno dei restanti due, nota un ordigno in strada, si china, lo raccoglie. L’ordigno esplode, uccide due del gruppo, ferisce gravemente la seconda coppia del gruppo. I due sopravvissuti, soccorsi e  trasportati presso l’ospedale di Afmadù giungono in gravissime condizioni.

G.L.

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Sarura Ali (R) covers her eyes from wind blown dust as she stands with her six children outside a food distribution point in the Dadaab refugee camp in northeastern Kenya on July 5, 2011. Sarura, her husband and their children arrived at the camp early on July 5 after having trekked for eight days from their home in Sakow, Somalia.  Dadaab, a complex of three settlements, is the world's largest refugee camp. Built to house 90,000 people and home to more than four times that number, it was already well over its maximum capacity before an influx of 30,000 refugees in June. Upon arrival, the refugees find themselves tackling a chaotic system that sees new arrivals go days, even weeks, without food aid. "It still takes too much time for refugees to get proper assistance," Antoine Froidevaux, Medecins Sans Frontieres's (Doctors Without Borders) field coordinator in Dadaab told AFP. "The answer in terms of humanitarian aid is not satisfactory at all at the moment."          AFP PHOTO/Roberto SCHMIDT (Photo credit should read ROBERTO SCHMIDT/AFP/Getty Images)